Mina lunare
lug 20th, 2009 | scritto da eno | pubblicato in: Mina, MusicaSi può dire che Mina e la Luna siano molto amiche, amiche intime.
Se ci tuffiamo nella sua sconfinata discografia non possiamo fare a meno di individuare decinaia e decinaia di brani ispirati al nostro satellite. Sì signora Teresa di Forlì, lo so che si scrive “decine” ma cosa vuole, ho appena terminato la lettura di un articolo su un certo Giornale, e volevo adeguarmi alla nuova deriva stilistica.
Tornando a Mina, si può dire che la Luna rappresenti un po’ una specie di suo ascendente sin dai tempi degli esordi quando, ragazzina ye-ye o urlatrice, come si chiamavano all’epoca i cantori che non si attenevano al vibrato strappa budella (stia brava signora Teresa, mi lasci fare a modo mio), elettrizzò il giovanil popolame canzonettistico con una singolare Tintarella di Luna che vanta più tentativi di imitazione della Settimana Enigmi-na-stica. Non urli Teresa che mi hanno appena tolto i tappi dalle orecchie.
Ricordo che nonna Aida una volta mi raccontò di aver risolto di botto i suoi problemi con la zia Baba, che prima di quella canzone era una fanatica dell’abbronzatura biscottata, roba da farla assomigliare a un pan di stelle al cioccolato dopo appena tre giorni di mare. Il problema non era tanto Baba, che diventava nera subito, il problema era lo zio Oscar che spellava come un pomodoro maturo dopo sette minuti e quarantacinque secondi di esposizione al sole (cronometrati!). La differenza sostanziale tra lo zio e il pomodoro, è che il pomodoro non emetteva alcun suono, mentre il povero Oscar urlava come un’aquila per tutta la notte, rendendo di fatto impossibile addormentarsi a tutta la ridente cittadina di San Bartolomeo del Cervo, giù fino a Borghetto.
Da Tintarella di Luna in poi, la svolta. Nonna Aida un giorno mi confessò che fu quella canzone a decretare la sua ammirazione per Mina, passione tramandata al sottoscritto che a casa dei nonni si perdeva tra le note di Tosca, Aida, Boheme e Stringimi forte i polsi, che con la luna non c’entra nulla, ma di cui ho fatto una potente indigestione, tant’è che ancora oggi è l’unica canzone di Mina che, pur piacendomi una cifra, non mi sento pronto a riascoltare.
Ma facciamo un salto indietro e immaginiamo la zia Baba, che era una bellissima ragazza, alle prese con la tintarella lunare nel 1959. L’anno successivo Mina canta un’altra canzonetta ispirata alla luna, ma Quel piccolissimo raggio di luna non bissa il successo della tintarella, e la zia torna al solleone. Negli anni poi, se ci tenete a sapere com’è andata, la zia Baba ha capito che tutto sommato il solleone e il mare erano la sua passione, e così da Torino si è trasferita a Ladispoli, mettendo in questo modo anche una certa distanza tra lei e lo zio Oscar.
Mina invece la Luna non l’ha mai tradita e l’ha cantata in tantissime canzoni. Nei primissimi anni della sua carriera non possiamo dimenticare “La luna e il Cowboy” e “Uno spicchio di luna” e Bum ahi! Che colpo di luna, ma anche successivamente, andando un po’ in ordine sparso, tornano alla mente brani classici come Fly Me To the Moon, Verde Luna, Luna Lunera, Blue Moon, Moonlight Serenade, ‘Na voce, ‘na chitarra e ‘o poco ‘e Luna, Notte di luna calante, brani meno classici come Ha tanti cieli la luna, pescato dal repertorio di Renato Zero, e le tantissime canzoni in cui la luna, pur non essendo citata nel titolo, ha il suo bel ruolo da co-protagonista nel testo, come per esempio in Buonanotte buonanotte (La luna è alta com’è svelta, forse non t’ha visto mai…), o in Parole parole (la luna ed i grilli normalmente mi tengono sveglia…), e ancora nella bellissima La pioggia di marzo (…conchiglia di vetro, la luna e i falò…), e poi Deborah, Domenica sera, Ma ci pensi, Indifferentemente, La canzone di Marinella (…bianco come la Luna ha il suo mantello), Certe cose si fanno, Maruzzella… e molte altre.
Non era possibile, nella giornata in cui il mondo celebra il quarantennale dello sbarco dell’uomo sulla crosta lunare, non ricordare il ruolo poetico della Luna attraverso alcune delle canzoni che le sono state dedicate e che hanno fatto sognare uomini e donne di questo pianeta, e non era possibile non riferirsi a una delle interpreti più lunari che la storia della musica possa vantare.
Lasciate però che concluda queste strampalate righe ricordando Mel Tormé, interprete se non sbaglio apprezzato anche da Mina, che nel 1960, ben prima della data cruciale, alla Luna dedicò un album intero: Swingin on the Moon.
Uffa, che c’è adesso signora Teresa? Come dice? Chi ha bussato? La Luna? Ah sì sì, la faccia accomodare che stasera ci guardiamo insieme l’ultima puntata di Lost. Come? E perché mai dovrei guardare i programmi che parlano di quel 20 luglio 1969? Mi creda, mai come in questo periodo è meglio stare con i piedi per terra.
Illustrazione di Gianni Ronco tratta dal volume “Mina Disegnata Fotografata” (particolare).

















