Un giorno di ordinario ritardo
gen 24th, 2010 | scritto da eno | pubblicato in: Cover
Sveglia alle cinque e un quarto. Caffè, sigaretta, bagno e via, di corsa verso la stazione. Di corsa si fa per dire. Molto dipende dalla puntualità dell’autobus che uso sempre più spesso perché mi piace pensare di non essere uno di quelli che contribuiscono senza freni all’incremento dell’inquinamento.
Così hanno inizio le mie giornate di pendolare… a metà.
Viaggio per lavoro tra Torino e Milano una decina di volte al mese, e per evitare di aggiungere stress alla mia vita già provata da orari inflessibili ho optato per il Frecciarossa, un treno che da ciò che si potrebbe dedurre dal nome dovrebbe accorciare di parecchio i tempi di collegamento tra una città e l’altra. Il fiore all’occhiello delle ferrovie italiane, così almeno è sulla carta.
Quand’ero un ragazzino, e la mia fantasia era alimentata dai cartoni animati e dai telefilm di fantascienza, mi ero creato l’illusione che giunti in prossimità del 2000 ci saremmo trovati nel bel mezzo di una rivoluzione totale dei mezzi di trasporto. A ripensarci mi viene da ridere. Sognavo che le auto si sarebbero librate nell’aria e che con il teletrasporto non ci sarebbero state più barriere. Immaginavo quanto sarebbe stato magnifico diventare adulto e decidere di andare in vacanza in luoghi remoti e bellissimi, raggiungibili in tempi brevissimi. Non solo i miei sogni sono stati puntualmente smentiti dalla realtà, ma più mi guardo intorno e più mi rendo conto che il nostro pianeta, e soprattutto il nostro paese continua a girare intorno a tutte le sue contraddizioni, a cui via via se ne aggiungono di nuove, e i mezzi di trasporto superveloci, come i treni ad alta velocità, in realtà esistono solo in qualche nazione più progredita della nostra.
Se un lavoratore che deve prendere servizio alle 8 del mattino decide di dissanguarsi per migliorare sensibilmente la qualità della sua vita riuscendo a dormire un’ora in più e accettando in cambio di spendere più del doppio per salire su un Frecciarossa alle sei e quaranta del mattino, anziché sull’interregionale delle cinque e cinquanta, a quel lavoratore dovrebbe essere garantito il sacrosanto diritto di arrivare a destinazione in orario. Ma ciò non accade quasi mai.
Il Frecciarossa, già ribattezzato “Frecciarotta” o “altra velocità”, che parte da Torino alle 06:40 e che a Milano Centrale dovrebbe arrivare alle 07:40, quando va bene viaggia con quella fastidiosa manciata di minuti di ritardo che non consente a nessun pendolare di arrivare puntuale sul posto di lavoro.
Qualche giorno fa addirittura, dopo brusche e sonore frenate tutt’altro che rassicuranti, il Frecciarotta ha superato abbondantemente l’ora di ritardo in un percorso che, orario alla mano, dovrebbe essere coperto in 50/60 minuti.
Amici, questo treno è un colossale bluff!
E come se non bastasse, al disagio dei ritardi cronici occorre aggiungere quello di non poco conto che si verifica sui treni che partono in orari successivi su cui, essendo stracolmi, qualche pendolare che paga il suo abbonamento qualcosa come 300 € al mese, è costretto a viaggiare in piedi.
I treni italiani continuano a brillare per inefficienza nella qualità del servizio (orari demenziali, pulizia inclassificabile e accumulo di ritardi da perdere il conto), ma in compenso sono puntualissimi riguardo all’aumento salatissimo del costo dei biglietti. Basti pensare che si è passati da 24 e 31 euro per un viaggio in seconda classe da Torino a Milano.
E intanto c’è chi spergiura che i Frecciarotta sono puntualissimi, come per esempio il presidente del consiglio che qualche giorno fa, nel corso di una delle sue ormai consuete e deliranti autocelebrazioni, ha dichiarato che la puntualità del Frecciarotta “spacca il minuto”.
Ah, l’Italia! Paese di santi, di poeti e di impuniti mentitori!
Vedi anche: Gabbanelli, pendolare Frecciarossa | Una giornata nera per il Frecciarossa
















