Dove non ho più parole inizia Mina

mag 27th, 2010 | scritto da eno | pubblicato in: Cover, Mina

A ogni uscita discografica di Mina si può esprimere meraviglia e stupore (ohhhhhh), oppure si può correre per strada, agitare le braccia verso il cielo e prima che arrivi la croce verde, ma appena dopo aver sottolineato con impertinente irriverenza i dati anagrafici della signora e i lustri di onorato servizio, gridare al miracolo per la freschezza della voce e bla bla bla. Oppure si può andare in loop disquisendo all’infinito su talento, genialità, intelligenza, talento, genialità, intelligenza, talenzalità, gentalenza, inteniento… tarattattà.

Forse ci si potrebbe semplicemente abbandonare e lasciandosi trasportare dai pensieri scrivere qualche parola che riesca a descrivere le canzoni di Caramella, titolo zuccherino del nuovo album da cui è opportuno non lasciarsi fuorviare. Ma che senso avrebbe?
Volendo paragonare in questo caso le canzoni a caramelle, non è nemmeno indispensabile sapere che nel nuovo cd di gusti se ne trovano molti e diversi: dal più dolce, così dolce che il coma diabetico è lì lì a venire, all’amaro più amaro che nemmeno il rabarbaro e il fernet.
E se non sento l’impellente necessità di addentrarmi in cervellotiche elucubrazioni sui testi e sulle musiche che Mina ha scelto per se stessa e per allietare gli ascoltatori che sanno riconoscere in lei un’ineguagliabile perfezione espressiva, figuriamoci se me la sento di arrogarmi il diritto di esprimere ancora giudizi sulla voce, una voce che a questo punto dovrebbe essere considerata da chiunque al pari dell’affresco di Michelangelo della cappella Sistina, un patrimonio dell’umanità.

E quindi, mentre c’è chi gioca a fare i suoi esercizi di stile (e che stile!) sulla sua voce, sulle sue scelte, sulle sue interpretazioni e addirittura sulle copertine dei suoi dischi, vivisezionando, azzardando analisi che manco gli sceneggiatori di CSI o di Lost, a ‘sto giro Mina me la godo per quello che è, anzi, almeno per una volta mi schiero dalla parte di chi sente, a ragione, il bisogno di ringraziarla per le sensazioni che con la sua passione continua a elargire al mondo e per tutte le canzoni che ancora inciderà, e che chiunque potrà scegliere di ascoltare una, un milione di volte o per tutta la vita.

Mina: Caramella (PDU-Sony Music). 25 maggio 2010

01. You Get Me (Pam Sheyne/Teitur Lassen) – Duetto Mina / Seal
02. Io e te (Paolo Benvegnù / Andrea Franchi / Gianni Dall’Orto)
03. Il povero e il re (Axel Pani)
04. Poche parole (Giorgia / Emanuel Lo – Giorgia) – Duetto Mina / Giorgia
05. Amore disperato (Lucio Dalla) – Duetto Mina – Lucio Dalla
06. Così così (Samuele Cerri / Massimo Moriconi)
07. Solo se sai rispondere (Massimiliano Casacci)
08. Come se io fossi lì (Mauro Santoro)
09. La clessidra (Davide Dileo)
10. Accendi questa luce (Andrea Mingardi – Maurizio Tirelli / Andrea Mingardi)
11. Amoreunicoamore (Fabrizio Berlincioni / Silvio Amato)
12. Ma comme faje (Maurizio Morante)
13. Inutile sperare (Maurizio Morante / Mauro Culotta)
14. Mi piacerebbe andare al mare (Andrea Mingardi – Maurizio Tirelli / Andrea Mingardi)
+    (ghost track: You Get Me – solo Mina)

Il sito ufficiale di Mina: clicca qui / I commenti nel MinaFanClub: clicca qui


Sembra l’altro giorno che scrivevamo (e bene) di Facile, l’ultimo cd di Mina. Quand’ecco che a sorpresa, a meno di sette mesi di distanza, la signora Mazzini se ne esce con un nuovo lavoro, anch’esso col solito titolo fuori contesto, Caramella. Strana strategia per una che, neanche poi tanti anni fa, pubblicava con puntualità elvetica (non a caso vive a Lugano) un doppio album dopo l’altro. Ma un legame con quel passato, ad ascoltar bene, c’è. Perché Caramella sembra proprio figlio della stessa esperienza di Facile, una sorta di continuazione, tanto che unirli e pensarli come un doppio cd non pare così arbitrario. Il filo conduttore più evidente, piccola rivoluzione per l’universo «minesco», è la scoperta della scena «alternativa » nostrana. Mina, dicono consigliata dal nipote Axel e dalla figlia Benedetta, oltre che per Manuel Agnelli, sembra avere un debole per l’universo dei Subsonica. E, infatti, come in Facile, la ritroviamo alle prese con un brano di Boosta, La clessidra, elegia funebre in chiave elettronica, una traccia ipnotica e sperimentale, assai particolare.
Dalla premiata band torinese ecco pure la firma di Max Casacci, che anima Solo se sai rispondere, inquieta e inquisitoria domanda d’amore. Ancora amore, visionario ed evocativo, nella sorprendente ripresa di Io e te, tratta dal primo disco solista dell’ex Scisma Paolo Benvegnù: una canzone per niente facile, che Mina interpreta con ispirata convinzione. Il resto, come fu per Facile, si nutre di spunti meno innovativi e qualche trascurabile déjà vu, mantenendo però il gusto per la contaminazione di stili e generi.

DI TUTTO DI PIÙ
Stavolta, semmai, il clima è più rilassato e d’atmosfera, virato sul «soft».
Piacevole e riuscito, per esempio, il duetto (a distanza) con la voce soul di Seal per il singolo You Get Me, ballatona ariosa e suggestiva nonché cover di un misconosciuto pezzo di tal Teitur Lassen, musicista nativo delle isole Faroe scoperto dal curioso Axel Pani, che firma quindi una canzone tutta sua, la delicata Il povero e il re.
Sempre bello, poi, ascoltare Mina sotto le stelle del jazz, come capita in Così Così, che pare live in studio, con pregevoli ed emozionali imperfezioni sullo sfondo e il bel sax di Phil Woods ad impreziosire il tutto. Il fidato Mingardi fa capolino in un paio di titoli, il migliore è il gospel pop Accendi questa luce, che richiama l’attenzione del Divino sulle miserie del nostro mondo. In scaletta finiscono pure due superduetti già editi altrove: la sfida jazz-blues di Poche parole con Giorgia (niente male) e la melodrammatica Amore disperato con Lucio Dalla, in un clima da romanza. Di tutto e di più, insomma (ah, dimenticavamo: c’è pure un pezzo in napoletano, Ma cumme faje), con Mina che gorgheggia da par suo e si diverte a saltabeccare qua e là con piglio da fuoriclasse. E proprio in questo anarchico viaggiare sta il pregio dell’album, ma pure il suo difetto: ci sarà chi ne esalterà lo sfrenato eclettismo e chi ne criticherà l’eccessiva dispersività.
Ma questa è Mina, signori, prendere o lasciare.

www.unita.it



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2 commenti
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  1. Ho già pubblicato sul blog la mia risposta… mi trovo completamente d’accordo con te… Mina va ascoltata, goduta. Punto.

    rino

  2. Caro Rino,
    il fatto è che l’Italia, che era il paese dei santi e dei poeti, si sta trasformando nel paese dei critici e degli allenatori (senza contare i grafici, gli arrangiatori, i produttori e tutto il resto…). Velo pietoso.

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