Kula Shaker, a volte ritornano

giu 1st, 2010 | scritto da eno | pubblicato in: Dischi, Musica

Sul finire del 1999 i Kula Shaker erano quasi scomparsi del tutto dalle scene, appena qualche mese l’uscita travagliata di Peasants, Pigs & Astronauts, album forse un po’ troppo pomposo e snobbato dal pubblico, e appena quattro anni dopo essersi affacciati sulla scena discografica inglese con il loro primo, e unico, grande successo di vendite intitolato semplicemente K (oltre 2 milioni di copie).
In mezzo, a decretare forse in parte il fallimento del gruppo ispirato alla psichedelia fine anni ‘60 e ‘70 con ammiccamenti a certi ritmi orientaleggianti ipnotici e al brit pop dei Beatles, un’intervista sibillina a NME in cui il cantante e chitarrista Crispian Mills viene frainteso a proposito della svastica utilizzata dal gruppo su una t-shirt. E’ bene sapere che il nome Kula Shaker arriva da Kula Shakera Maharaja, re e mistico indiano del IX secolo a.C.,  ma se in India la svastica racchiude significati mistici e tradizionali, in occidente evoca un periodo di guerra e l’orrore nazista. Tanto basta.
L’annuncio dello scioglimento non viene accolto da urla di disperazione e strappi di capelli da parte dei fan rimasti fedeli al gruppo. Fine della storia? Niente affatto.
Nel 2002 la Sony chiama Mills e gli chiede di curare personalmente la raccolta Kollected – The Best Of Kula Shaker, e in lui si riaccende l’entusiamo per la creatura assopita. Tra una partecipazione e un’altra si rimette all’opera e comincia a scrivere nuove canzoni con il bassita Alonza Bevan. Nel 2006 i Kula Shaker sono pronti a tornare.
Nel 2007 esce Strangefolk ed è come se da K il tempo si fosse fermato, forse perché la loro musica non scende a compromessi, nessuna contaminazione elettronica, nessun ammiccamento dance, niente di databile. Musica senza tempo? Direi di sì e direi che il nuovo album Pilgrim’s Progress, in uscita fra qualche giorno, non smentirà questa loro caratteristica. Ascoltare la loro musica, i suoni dei loro dischi, mi fa fare la pace con un panorama musicale che sta producendo quantità incredibili di canzoni/merce, roba di nessun conto, deteriorabile e deteriorante.
Provate ad ascoltare qualcosa di questi visionari del pentagramma: provate ad ascoltare Govinda (da K) cantata in sanscrito, o anche solo la loro semplice e accattivante cover di Hush che fu dei Deep Purple. Vi faranno tornare il sorriso, la voglia di muovervi e di andare alla ricerca di quanto ancora di buono c’è da ascoltare.

Discografia Kula Shaker:

K – 1997
Peasants, Pigs & Astronauts – 1999
Strangefolk – 2007
Pilgrim’s Progress – Giugno 2010

+

Video di Peter Pan (R.I.P.), tratto da Pilgrim’s Progress


Kula Shaker – Peter Pan (R.I.P) – extended version on muzu.tv



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2 commenti
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  1. ricordo K, ebbe un discreto successo in Italia, poi ne ho perso le tracce

  2. K fu una folgorazione.
    Ne feci (brutto verbaccio) due copie in minidisc, una per il walkman e una per l’auto, e ci inserii anche alcuni brani dei singoli…
    Ero totalmente Kappizzato.

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