Tutte le donne del presidente

Da quando Veronica Lario ha parlato del marito frequentatore di minorenni come di un uomo bisognoso di aiuto, sono trascorsi circa due mesi. In questo periodo i giornali, alcuni giornali, hanno svolto il loro compito, che poi è quello per il quali hanno ragione di esistere, ovvero informare, specie quando l’uomo in questione è il capo del governo.
E se i giornali, alcuni giornali, mettono al corrente i lettori di ciò che accade, altri si affrettano a buttare fumo negli occhi, vuoi per screditare i concorrenti, ma vuoi anche per esercitare quel ruolo tipico dei giornali di regime, in cui l’immagine del capo deve apparire pura, intoccabile, quelli che il capo è buono, il capo è bello, il capo è giusto, il capo è un santo benefattore bla bla bla. Evviva il capo che, guarda caso, oltre a essere il capo del governo, è anche il capo vero di molti di questi giornalisti che si affrettano a illustrarne le qualità fiabesche, sminuendo di fatto qualsiasi aspetto negativo che lo contraddistingue.
Già il capo. Il capo si circonda di persone fidate, uomini e donne pronti a insabbiare e a nascondere qualsiasi cosa, o anche solo a rettificare certe sue dichiarazioni coatte che alla lunga potrebbero sfociare in problemi diplomatici mica da ridere.
In questi ultimi mesi però a tenere banco non è il puro aspetto politico ma la vita privata del capo. Ma se uno è un capo di governo, può davvero pretendere di avere segretucci e cavarsela accusando a destra e a manca, specialmente a manca?
E dire che a dare il “la” sono state alcune sconcertanti dichiarazioni della moglie, seguite a ruota da una trasmissione televisiva scelta dal capo per illustrare al popolo bue la sua immensa magnificenza raccontando la sua verità, che essendo “la sua” non è detto che corrisponda alla verità vera, e in tutti i casi a mettere in piazza la vita privata non sono stati i media, semmai è la famiglia del cavalier Berlusconi ad aver dato i panni sporchi in pasto ai media. E dunque: il capo complotta contro se stesso?
In effetti i fatti che sono seguiti a quell’altissimo momento di televisione lo smentirebbero. Il susseguirsi di notizie che vedono il capo del consiglio sguazzare tra orde di ragazze disposte a tutto pur di aprirsi un varco nello show business, o anche solo per sbarcare il lunario, è già di per sé un po’ squallido perché fa del capo una sorta di sultanetto de noantri, ma sapere che tra quelle ragazze c’è chi aspira a una carriera politica e che per ottenerla è disposta a ridere a una battuta coatta, per non entrare in altri particolari, mi fa rabbrividire e se fossi una donna a questo punto una crisi isterica non me la toglierebbe nessuno. Altroché “tremate tremate le streghe son tornate”, qui si parla di ben altro di assai più antico (leggi qui). Leggevo ieri che Niccolò Ghedini, avvocato del capo, nonché esponente parlamentare del Pdl, avrebbe dato a Berlusconi la “bella notizia” che nessuna delle foto del fotoreporter Antonello Zappadu (leggi qui) potrà essere utilizzata dai media grazie all’intervento del garante della privacy. Come sarebbe a dire?!
Come gran parte degli italiani, da qualche giorno mi sto chiedendo: perché tutta questa agitazione intorno a questa vicenda, definita “spazzatura” dallo stesso Berlusconi (“Farò fuori questa spazzatura come a Napoli” – cit), e perché ora questo gran gioire per essere riusciti nell’intento di impedire la divulgazione di certi scatti se sono così innocenti? E mi chiedo anche: può il garante della privacy intervenire così pesantemente negando ai cittadini il diritto all’informazione? In fondo qui si sta parlando del capo di un governo, mica di un benzinaio o di un panettiere. In casi come questo non sarebbe d’obbligo la più totale trasparenza? Il popolo ha o non ha forse il diritto di conoscere vita morte e miracoli di chiunque rivesta una qualsiasi carica pubblica? Non è forse vero che non trovandoci alle prese con una storiaccia qualunque che ha come protagonista un qualsiasi uomo anziano che ama trastullarsi con le ragazzine, ma il presidente del consiglio in persona, il risvolto politico della questione va ben oltre gli aspetti della vita personale di Silvio Berlusconi?
Se, come dice il garante della privacy, per pubblicare una foto occorre il benestare del diretto interessato, per quale misterioso motivo le edicole sono piene di inutili riviste di gossip piene di scatti “rubati”?
In buona sostanza in tutti i casi viene da pensar male, e come dice Andreotti: “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.
Si attendono eventuali ulteriori sviluppi.
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